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L'europa in guerra
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Soldati in trincea

Soldati, trincea, morte, lutto

La Grande guerra del 1914-18 viene combattuta prevalentemente in trincea. Due terzi dei 10 milioni di caduti, muoiono negli assalti alle trincee nemiche. Scavata nella roccia o nella terra, sulla cima dei monti o nel mezzo delle pianure, la trincea è anche la casa-tana di milioni di uomini, il rifugio del soldato.
Attorno pietre e terra bruciata, filo spinato, corpi in decomposizione, rottami ferrosi, rifiuti ed escrementi buttati fuori dalle trincee. Manca l’acqua anche per bere e non è possibile lavarsi. Congelamenti a mani e piedi negli inverni, calore estivo che moltiplica topi e insetti, morbi e malattie.

Un esercito di braccianti, piccoli contadini e lavoratori è comandato da ufficiali provenienti dalla piccola borghesia cittadina e rurale, dalle aule dell’università. La piramide sociale delle classi dominanti e subalterne è riprodotta e lampante nella trincea.
Paura e orrore: di perdere la vita, di subire una mutilazione, di andare all’attacco; orrore per lo scempio dei corpi, per le terribili condizioni igieniche in cui si sopravvive. Renitenza alla leva, diserzione, autolesionismo, simulazione, resa. In Italia sono 470.000 i processi per renitenza alla chiamata (370.000 dei quali a carico di emigranti all’estero); 170.000 le condanne per diserzione e/o ritardato rientro; 15.000 i soldati condannati all’ergastolo o a lunghe pene detentive; le sentenze di morte sono 4.000, 750 effettivamente eseguite, né è possibile determinare quante furono le esecuzioni sommarie ordinate senza processo in corso d’opera. Le esecuzioni nell’esercito francese furono 600, 346 in quello britannico – su 3.500 condanne a morte. L’esercito tedesco dichiarò 48 esecuzioni – le cifre reali sono sicuramente più elevate. L’esercito austro-ungarico giudica e punisce, già in prima linea, i reati dei soldati. In Russia la durezza dell’intervento disciplinare nell’esercito zarista non fa che accelerare la spinta rivoluzionaria.

Tracce del secolo breve