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Tracce del secolo breve
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L’Europa in guerra. Tracce del secolo breve

Il “secolo breve” si apre, con l’attentato in Sarajevo del 28 giugno 1914 organizzato dalla Mlada Bosna (Giovane Bosnia). Cadono, sotto i colpi di pistola di Gavrilo Princip, Francesco Ferdinando d’Asburgo erede al trono d’Austria-Ungheria e la moglie Sofia.

Nell’incipit del secolo e durante e dentro la Grande guerra si agitano potenti dinamiche sociali e un grandioso scontro di classe. Delle continue rivoluzioni e ribellioni sociali vittoriosa è quella bolscevica che si inarca durante la Grande guerra, nell’ottobre del 1917, sui fucili dei soviet dei soldati. Repressa nel sangue la sollevazione spartachisata Berlino nel gennaio del 1919.

L’incipit del secolo e la Grande guerra sono dominati da due giganti sovrastrutturali: Patria, Nazione, Sacralità territoriali – da una parte – nuova umanità in mondo nuovo, proprietà dei beni collettiva e internazionalismo dall’altra.

Il conflitto bellico si svolge tra Nazioni e Imperi. Nella Grande guerra muoiono 9,5 milioni di giovani, 700.000 sul fronte italiano, e milioni saranno gli invalidi.

LA MOSTRA

Tenendo conto del dilagare di mostre sulla Grande guerra (in mostra divise dei soldati dei vari eserciti, frammenti di obici, bossoli, maschere antigas, medaglie, armi e trincee, manifesti di prestiti nazionali etc.) e tenendo conto del profluvio di testi storici o sedicenti tali sulla Grande guerra, si sono fatte alcune scelte.

Si mette in scena qui la tragedia e il lutto, l’opposizione alla guerra e la ribellione alla guerra e alla morte, la scelta per la vita, la responsabilità e il coraggio individuale di rottura della disciplina, la sopravvivenza nelle trincee, le sterminate distese di morti tra una trincea e l’altra.

In mostra:

Dix, Grosz, Köllwitz, Balla, Rognoni, Sironi, Sartorio, Morando, Viani, Brass, Previati, Helios Gagliardo, Scalarini, Lugli, Vellani Marchi, Salvarani, Mura…

e

le “lettere censurate” dei soldati in trincea e delle famiglie ai soldati, reperti delle lotte operaie, ex-voto come unica arte popolare – devozionale e di protesta.

DIPINGERE AL FRONTE

Se di artisti, di quadri, di ex-voto, di scritture, di letterature di guerra si parla qui – come è – esse saranno coeve o frutto di esperienza diretta o si rifanno a testimonianze dirette, fatti e figurazioni concrete (niente abecedari futuristi; niente categorie retoriche).

Disegni, album di disegni, acquarelli, piccoli-medi olii saranno stati messi sulla carta o sui supporti in legno delle cassette di munizioni forse anche in trincea, di certo nelle retrovie.

Le grandi tele, le grandi sculture, i monumenti funebri, con rappresentazioni di soldati, di morti in battaglia, di scene di trincea, verranno dipinte – o strutturati nel marmo, dopo la fine dei conflitti.

Nonostante le rigorose schede storiche che accompagnano la mostra, si è rinunciato ad un progetto storicizzante. Vale a dire all’archiviazione e alla conservazione aproblematica. Cioè alle cadenze che, nel centenario, la storiografia in genere pratica.

Contrariamente alla storiografia degli ani Sessanta, nel Cinquantenario, la storiografia di questi anni consegna a una commossa dimensione sentimentale e remota, nonché ‘oggettuale’. Tutto diventa oggetto di ‘curiosità storica’ consegnato agli scaffali dei soldatini di piombo: armi, comportamenti, dinamiche di battaglie, retoriche, eroi, uomini.

L'europa in guerra