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Le lettere censurate

Le motivazioni per a scrivere a casa sono infinite. La prima battaglia combattuta sull’Isonzo, nel luglio del 1915, costa 2000 morti e 11.500 dispersi. Un battesimo delle armi che i sopravvissuti vogliono raccontare e denunciare. Se tutte le lettere scritte dai soldati dal fronte o dalle famiglie ai soldati sono importanti, ancor di più lo sono le censurate. Non corrette, non parzialmente oscurate, ma sottratte dalla censura. Il servizio di censura dell’esercito le ritiene assolutamente non divulgabili, le notizie e osservazioni lì scritte dovevano essere secretate.

Questa è la storia – per esempi – delle migliaia e migliaia di lettere censurate, di un viaggio di notizie e di affetti mai giunto a destinazione.

All’inizio il sistema di censura dimostra molti limiti. Nessuno poteva immaginare che il fenomeno della scrittura e della comunicazione postale sarebbe esploso sia in trincea e sia all’interno del Paese in un modo così devastante. I vari uffici di censura furono letteralmente sommersi dalle lettere.

A partire della seconda metà del 1916, con le sorti della guerra che peggiorano sempre più, il sistema di controllo si affina, diventa maggiormente intransigente verso le ‘trasgressioni’. Inizia così una guerra nella guerra. I soldati s’ingegnano, iniziano a scrivere con il succo di limone (rende il testo invisibile ad occhio nudo per diventare chiaro con una fiammella dietro la lettera), scrivono le cose più segrete sotto il francobollo (che la censura sistematicamente stacca), oppure riempiono i fogli a disposizione di notizie normali per poi scrivere ciò della realtà del fronte e della vita di trincea all’interno della busta che contiene la lettera e così via.

I soldati che combattono al fronte della Grande guerra provengono in gran parte da un’Italia rurale, povera e analfabeta. Quest’ostacolo viene aggirato attraverso la rete di solidarietà che si viene a creare nella trincea. I commilitoni più istruiti, gli ufficiali e i cappellani militari, si adoperano per aiutare i soldati meno istruiti, anche se fautori di una sorta di censura preventiva sul contenuto delle lettere che non trascrivono con totale fedeltà rispetto a quanto gli viene dettato.

Avere l’aiuto di un soldato alfabetizzato che condivide condizioni fisiche e psicologiche è la cosa migliore. Tra soldati si poteva dire e scrivere cosa si pensa, quasi senza timore o autocensura.

Alla fine della guerra si ha l’impressionante mole di quattro miliardi di missive scambiate tra il fronte, il resto del paese e viceversa.

Nelle lettere che sono riprodotte in catalogo ed esposte in mostra, appare il bisogno forte di dire prima di tutto a sé e alle famiglie che si è ancora vivi. Non si cerca di tranquillizzare i propri cari.

C’è chi scrive al fratello sugli orrori della guerra raccomandandosi di non dire nulla alla mamma, ma queste missive sono sempre testimonianze lucide di uomini che hanno ancora tutte le facoltà per descrivere la realtà, riferirla e denunciarla senza nessun tipo di filtro.

Il soldato scrive di trovarsi vicino a Gorizia, che non si può più avanzare e che ciò che vede dalla trincea è la montagna colma di cadaveri, la terra «ingrassata» del sangue e della carne umana. I soldati sono costretti ad andare all’assalto, per ogni esitazione la punizione è l’immediata fucilazione ad opera dei loro stessi superiori, i soldati non si sono potuti lavare per 64 giorni, si muore in una guerra dove per conquistare «20 metri fino a 50 al di più» si subiscono innumerevoli perdite umane… Mentre i giornali nazionali divulgano notizie rassicuranti sulla vita di trincea e sul trattamento del soldato.

Le lettere sono indirizzate a familiari, amici, anche a Sindaci, a compagni di partito. In una indirizzata alla propria amata – si apre con «Idolo mio» – si narra di soldati (italiani) che hanno «oltragiata una ragazza quatordicenne» sino a farla morire.

I censori davanti alle parole di realtà reagiscono con rabbiose sottolineature rosse e blu.

Le lettere censurate sono la rappresentazione senza orpelli, le finestre di verità – dalla battaglia e dalla trincea – della Grande guerra. Monito e insegnamento ai posteri, sono insieme veri e propri atti di coraggio. Una volta intercettate e censurate, queste missive vengono mandate al Tribunale Supremo militare. Se ne individuano gli autori, si apre il processo che porterà alle inesorabili punizioni dello Stato.

Alessandro Magnifici

Tracce del secolo breve