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L'europa in guerra
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Käthe Kollwitz

Il ciclo ‘la guerra’ di Käthe Kollwitz

La presenza dell’opera di Käthe Kollwitz in mostra si incentra nel ciclo ‘La guerra’. Si tratta di 7 xilografie eseguite nel 1921-22, pubblicate l’anno dopo: La vittima/Il sacrificio,  I volontari,  I genitori, La vedova I, La vedova II, Le madri, Il popolo. Stampe da legno inciso, una tecnica che la Kollwitz adotta in età matura e che ritiene particolarmente efficace “per quei tempi”. Ha cominciato con l’incisione a 14 anni – nata a Königsberg nel 1867 – con una aspirazione dichiarata a diventare pittrice, ma sempre tornata al disegno. È passata attraverso ampi cicli e straordinari (La rivolta dei tessitori, La guerra dei contadini) adottando l’acquaforte, ma qui, quando deve confrontarsi con i lutti della Grande guerra, sceglie il segno sintetico che produce la stampa da legno duro inciso, una sinteticità drammatica.
Impietosi, quasi naifs, per un teatro drammatico popolare, i risultati.  La Kollwitz non va inscritta nel movimento espressionista, ma si confronta con l’espressionismo. È il grande movimento del tempo. Le opere espressioniste cercano di assumere ed esprimere – in una ‘libertà sfregiata del segno e dentro una tela sul punto di esplodere – la realtà tragica e convulsa che l’Europa vive. Di confliggere, rappresentandola, con questa realtà. La Kollwitz sta tra loro e il realismo scultoreo alla Barlach – con tendenze monumentali – tra una forza centrifuga che si sprigiona dall’opera e il contenimento, la sintetsi, delle forme e della figurazione che nell’opera compare, e ottiene questo contenimento attraverso un segno vincolante che tutto costringe  e produce energia.
Il ciclo ‘La guerra’, a lungo meditato, ha radici personali che diramano negli enormi eventi luttuosi del conflitto.  Il figlio Peter  parte volontario per il fronte a 18 anni, in aperta autonomia dai genitori. Nel suo diario Käthe scrive: «Lettera d’addio a Peter, come se il figlio mi fosse ancora una volta staccato dal cordone ombellicale. La prima volta per la vita, ora per la morte (5.X.1914)» «La prima notizia di Peter. Scrive che sentono già il tuono dei cannoni (24.X.1914)».
Il 30 ottobre 1914 la comuncazione ufficiale: “Vostro figlio è caduto”. Il ritratto del giovane Peter è nella xilografia I volontari . È il giovane al centro, preso dalla morte che sta a sinistra, sulla destra la generazione del dilemma, dello strazio vero e proprio, la generazione appesa all’esergo ‘patria-nazione’ stigma delle più e più generazioni volontarie alla guerra e alla morte. Tra questa cadenza del ciclo ‘La guerra’ e la morte di Peter al fronte sono passati  7 anni quando, sempre nel diario, Käthe scrive «Ho pensato e ci ho creduto che il tempo dal 1914 ad oggi mi avrebbe purificato. Il dolore si è lasciato dietro la stanchezza. E non è solo per Peter. È la guerra che schiaccia una persona a terra». Il discorso non di molto si allarga tre anni dopo con il ciclo. Guerra per la Kollwitz non vuol dire combattimenti e/o bombardamenti, divise e/o soldati, ma quel terribile circuito del lutto per cui la vedova è la donna privata del proprio compagno caduto e vedova è la madre del figlio caduto, i padri e le madri vedovi dei figli morti al fronte. Amputazioni profonde, privazioni senza riscatto, che dilagano nell’Europa del tempo immediatamente dopo la fine della guerra. Così il ciclo assume una simbologia universale, figure di donna, madri matute in lutto, figurazioni scosse da profondità archetipiche, ancestrali. Così soprattutto con Le madri (1921-1922) strette a cerchio che difendono i propri piccoli e  Il popolo (1922). Non una rivolta del popolo, ma il suo dolore collettivo – un coro greco con i volti dei coreuti esasperati dal segno espressionista – e incontenibile, disperato. La madre al centro protegge il piccolo, leader del dolore collettivo, ancora la figura femminile determinante nel ciclo della guerra. Antigoni anche a seppelir morti, e donne sole con il lutto della strage degli uomini.

Piero Del Giudice

Tracce del secolo breve