Info Panel
L'europa in guerra
Home  —  Opere  —  Giulio Aristide Sartorio
  • C_Delta-del-Piave
  • C
  • B_Sacile
  • A_isola_dei_morti
  • 5_Giulio-Aristide-Sartorio-Attacco-aereo-a-Venezia_post

Giulio Aristide Sartorio

Giulio Aristide Sartorio
Attacco aereo di Venezia
1918
olio su tela incollata su cartone
cm 57,4 x 76,2
Collezione Farnesina

Giulio Aristide Sartorio

un Andy Warhol sul fronte italiano

Ma come si inseriscono questi dipinti nella storia artistica di Sartorio? Sono quadri storici, prettamente militari o semplice decorazione?

Fuori dal mitologismo, superando il simbolismo a cui, nel corso della sua attività artistica farà più volte ricorso, nella serie di guerra Sartorio diventa un reporter ante-litteram. 1)

Indispensabile per una lettura a posteriori di questi quadri oggi scelti è accostare il dipinto alla fotografia di riferimento che lo stesso pittore aveva scattato come memoria storica dell’evento rinvenute nell’Archivio Sartorio.

Le fotografie, infatti, erano originariamente racchiuse dal pittore all’interno di singole buste, recanti il numero del quadro di riferimento, indicato con cifre romane ed il titolo del dipinto.

Spesso, e questo è totalmente antesignano per uno stesso dipinto, sono state utilizzate più foto risagomate dall’artista, al fine di comporre, anche fotograficamente il paesaggio, il soggetto, l’azione bellica da riprodurre.

Le fotografie sono di duplice provenienza: o scattate direttamente da Sartorio o provenienti dal Fondo Ufficiale del Reparto dei Fotocineamatori dell’Esercito Italiano.

Parlando solo del materiale fotografico, a partire dal 1915, vennero, infatti, realizzati dei Corpi Speciali del Genio della Marina e dell’Aviazione per documentare, nel dettaglio, paesaggi, personaggi, episodi di vita militare.

Di queste immagini alcune recano il timbro ‘non pubblicabile o riservatissimo’, altre recano la scritta ‘con visto della censura – pubblicabile’.

Luca Comerio fu l’autore di molte delle fotografie scattate in quegli anni e conservate ora negli Archivi dello Stato Maggiore.

Accanto ai fotografi vi erano poi i cineoperatori di guerra, che facevano capo alla Sezione Cinematografica del Regio Esercito, che per la prima volta documentavano un evento bellico. Con questo materiale eterogeneo Sartorio componeva il quadro.

Lavora a fianco dei fotografi militari o fotografa lui stesso o trae spunto per i quadri proprio da fotografie scattate dai suoi colleghi.

L’idea di rappresentazione in Sartorio è come frantumata in molteplici occasioni di sguardo: sguardo fisico, sguardo meccanico. La veduta d’insieme offre garanzie conoscitive che si sovrappongono e si innestano alla visione emotiva dell’evento.

Sartorio non è un mero copista, ma colui il quale viene ad evocare un’immagine viva tratta dalla propria esperienza personale, filtrata e coadiuvata da mezzi puramente strumentali per trasportarla sulla tela. Plasma il quadro, inserendo su dati oggettivi la visione d’artista e arricchendo e mediando:

“…la nuda e cruda realtà fotografica”

“Persino Leonardo e Raffaello, se ritornassero a dipingere non rinunzierebbero ad un “aiuto tanto comodo” soleva affermare l’Artista. “…i paesaggi del Sartorio, spesso fissati in un rapido ricordo hanno sempre un significato definitivo e un carattere monumentale”

“.. il taglio dell’immagine, l’eccentricità dell’angolazione prospettica, il privilegiare la visione dall’alto e in diagonale (atteggiamento portante in quasi tutta l’attività pittorica di Sartorio), la linea dell’orizzonte perennemente rialzata, l’inquadratura parziale o in primissimo piano del soggetto, l’istantaneità del gesto, della guerra in atto, vengono alcune volte associate ad una saltuaria tendenza verso il monocromo che riconduce ogni lettura della realtà all’austerità del bianco e nero fotografico”

A proposito dell’orizzonte Sartorio afferma che : “..nel nostro paese aperto e senza nebbie, la spina dorsale del quadro di paesaggio è sempre nel fondo, nella linea del mare o sul profilo dei monti” 5)

Fedele ad un principio prospettico, lo spazio si realizza, in alcuni quadri, attraverso una serie di moduli che si sovrappongono, che guidano l’occhio o dal primo piano al fondo del quadro, così come la collocazione dei picchi di montagna o delle nuvole è stabilita visualmente per dare maggiore o minore profondità al quadro.

In ogni quadro vi è un piano di fuga, la maggior parte delle volte reso dal sovrapporsi delle menti o dal sapiente uso del colore.

I colori di Sartorio, ad una visione superficiale ci paiono quelli della campagna romana, ma in questi quadri di guerra vi è un impasto, un uso dei verdi e dei grigi piombo che neanche la soavità del pastello o del carboncino riesce a mitigare.

In contrapposizione gli azzurri delle montagne sono azzurri violenti, come i grigi sono racchiusi in un’ansia di morte che poche volte sono apparsi più convincenti.

Nella riproduzione dei colori del Piave, Sartorio è quello che sicuramente si avvicina maggiormente alla realtà, a quel grigio acciaio: “…opere queste di Sartorio non commissionate, ma frutto di una collaborazione volontaria….presso un pubblico cui non potevano bastare le tavole della ‘Domenica del Corriere’

In alcuni quadri vi è poi la tendenza alla pura impressione che confina con l’astrazione, non perchè il pittore si allontani dalla realtà, ma perché quella realtà viene colta attraverso dei moduli astratti.

La pittura di guerra ha provocato in Sartorio una profonda mutazione sia nei timbri che nei soggetti e la sua tavolozza diventa piena di luce, di colore, di morbidezza, di ombre calde e appassionate. È come se l’atroce realtà si fosse sovrapposta al mito, come se una dilaniante bombarda avesse frantumato il simbolo, di cui poi ne restano solo vestigia.

[…]

Renato Miracco

Tracce del secolo breve