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L'europa in guerra
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Gas

La prima guerra industriale del secolo diffonde su tutti i fronti l’utilizzo dei gas tossici nel corso degli assalti alle trincee nemiche. È un’arma “moderna” che, tuttavia, agisce più dal versante della propaganda – terrorizza i nemici ma anche, inconveniente non preventivato, gli stessi soldati che debbono utilizzare i gas – che dal punto di vista dell’efficacia bellica. C’è una sola eccezione: il lancio del gas che precede l’attacco austro-tedesco tra Plezzo e Tolmino, elimina completamente la resistenza delle prime linee italiane e apre così la disfatta italiana di Caporetto.
I primi ad utilizzare il gas sono i tedeschi il 22 aprile 1915 a Ypres. Su un fronte di sei chilometri vengono interrate bombole di cloro che inondano le trincee francesi, provocando bruciori alla gola, dolori al torace, asfissia.
Il gas viene utilizzato da tutti gli eserciti. Dalla combinazione del cloro con l’ossido di carbonio si ottiene il fosgene, ancora più efficace. Il lancio di granate a gas sostituisce l’emissione a mezzo bombole.
Sempre i tedeschi lanciano il 22 luglio 1917 nel settore di Ypres il solfuro d’etile diclorato (da allora denominato iprite e mustard gas per il suo odore), utilizzato in seguito da tutti gli eserciti, che agisce come tossico irritante-asfissiante e liquido vescicante che provoca la bruciatura dei tessuti.
Cresce nel contempo la tecnologia delle maschere antigas. Dai primitivi occhialini e tamponi imbevuti si arriva ai veri e propri box respirator. Il problema è riuscire a indossare e soprattutto mantenere a lungo le maschere nel corso degli attacchi con i gas. Limitano la vista e la respirazione.
Sul fronte italiano, il gas viene usato per la prima volta sul monte San Michele e davanti a San Martino del Carso da reparti ungheresi il 29 giugno 1916. Per difendersi dalla mistura di cloro e fosgene sprigionata damigliaia di bombole interrate, i soldati italiani hanno a disposizione inefficaci maschere a tampone. Oltre 6.000 militari italiani muoiono in trincea o pochi giorni dopo negli ospedali delle retrovie.
L’attacco austro-ungarico viene respinto dal fuoco dell’artiglieria e un cambio di vento provoca anche tra gli attaccanti non meno di 2.500 morti per gas. Dopo la battaglia sul terreno vengono rinvenute numerose mazze ferrate, utilizzate dai reparti ungheresi per il combattimento ravvicinato

Tracce del secolo breve