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L'europa in guerra
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Foto Votive

«Verso a fine di giugno del 1918 – narra il maggiore Bocchetti – mi trovavo in linea, sul Piave: occupavo con il mio battaglion (I° del 146°
fanteria) le trincee che fronteggiavano S. Donà, raso al suolo dalle artiglierie avversarie. Un mio soldato aveva scavato nel parapetto della trincea una piccola nicchia in cui avevo collocato un quadretto con l’immagine di S. Giuseppe, dinanzi al quale manteneva costantemente accesa una candela; presso il quadro era depositato un gruzzolo di denari, formato con le offerte che egli raccoglieva tra i suoi compagni di trincea allo scopo di provvedere all’acquisto delle candele. Nessuno avrebbe mai osato di impossessarsi di quel danaro, perchè tutti lo consideravano sacro, per l’uso al quale era destinato.
Una sera, sull’imbrunire, gli austriaci iniziarono un bombardamento sulle nostre posizioni. Disgrazia volle che una granata colpisse in pieno uno dei ricoveri in cui si erano rifugiati sei miei soldati. Mi precipitai con altri ufficiali sul luogo del sinistro, ma quale spettacolo orrendo si
presentò alla mia vista: della trincea non rimaneva più nulla e sulla terra sconvolta rosseggiavano ammucchiati, ancora fumanti, brandelli di carne sanguinante. Un flebile lamento si udiva “Aiuto! Aiuto! San Giuseppe, aiuto!”. Dopo un lavoro faticoso riuscimmo a ricomporre i corpi maciullati di quegli umili eroi. Quale fu, però, la nostra meraviglia e il nostro stupore, quando scorgemmo che, fra quei miseri resti umani, un soldato si muoveva, vivo! Era il fante che aveva mantenuto costantemente accesa la candela davanti all’immagine di San Giuseppe!»

Cesare Caravaglios, L’anima religiosa della guerra

Tracce del secolo breve