Info Panel
L'europa in guerra
Home  —  Opere  —  Com’è stato possibile
  • 3_Aldo_Lugli
  • 4._campo
  • 1_montagne
  • 2_fucilazione
  • 3_Cadavere
  • Com'è stato possibile

Com’è stato possibile

La guerra fordista

Il cuore della questione sono i corpi. L’umana palta dove le mani affondano, mentre si guardano le loro immagini immobili, deformate – intatti i morti di gas. Pietà per questi morti. Montagne di corpi morti i: nelle fotografie del fronte e anche nei quadri, nei testi letterari e nelle lettere dei soldati.
Guardando i corpi spenti, in mucchio, accatastati, allineati nelle fosse comuni, nei cimiteri improvvisati sotto i panorami di croci provvisorie – o ricordati da segni si direbbe camuni, da inscrizioni che si direbbero runiche, nella pietra carsica – la domanda che infine si pone è questa: quale retroterra traente, quale forza dominante, quale struttura di produzione ha reso lecito, anzi normale, questo accatastamento di corpi, l’ovvietà di questa morte in serie?
Lo sfiorano alcuni scritti di questo catalogo (Fochessati, Rossi), lo centra, nel suo eterno andamento rabdomante, Andrea Zanzotto nella poesia in Galateo in bosco (1978) che chiude – appunto post-factum – e giustifica il lavoro di questo catalogo-libro: Rivolgersi agli ossari «[…] Hanno come un fervore di fabbrica gli ossari./ Vi si ricevono ordini, ordinazioni eterne. Vi si smista».
È guerra, questa Grande, dell’età fordista, della struttura taylorista della produzione di morte.
Così si organizza l’umano lavoro, il ritmo dei corpi, nella accensione produttiva della fabbrica. Così si fronteggia la concorrenza e incentiva la produzione del profitto. Così gli Imperi organizzano eserciti, nella Prima guerra mondiale, disciplinati alla morte di serie, al conflitto mortale, alla concorrenza con il nemico ridotta alla sua essenza – al corpo a corpo della battaglia – per la spartizione proprietaria del mondo. Come è potuto accadere? Ecco come è potuto accadere. Senza il precedentre addestramento di fabbrica, senza la disciplina collettiva della produzione e del lavoro servile della terra (bracciantile e dei contadini poveri), la dimensione collettiva della morte non sarebbe stata possibile.
Certo: la promessa della terra al ritorno, le lirette argentee ai soldati per le missioni di ardimento, il cognac alla truppa prima dell’attacco, l’organizzazione del controllo in trincea – e dei capi nella fabbrica -, e la potenza della sovrastruttura sui corpi. L’unicità della Nazione che contrasta e assume in idea la realtà dello scontro delle classi sociali, la retorica che risolve nella guerra patriottica il sacrificio del corpo.

Piero Del Giudice

Tracce del secolo breve